VERSACARRO


l'Icona di VERSACARRO

A questa immagine, possesso "ab immemorabili" del popolo di Nemi, sono legati almeno cinquecento anni della storia civile e religiosa di questa terra.
L'icona è quanto rimane di una tavola più grande sulla quale vi erano rappresentati anche gli apostoli Pietro e Paolo. La Madonna è dipinta con in braccio il Bambino Gesù e nell'atto di indicarlo. La scritta latina posta sotto della cornice indica l'antichità del dipinto e la primitiva dedica del Santuario del Crocifisso proprio alla Madonna di Versacarro.

Il dipinto può assegnarsi all'inizio dell'arte italiana. Riprende però in modo evidente l'impostazione e i caratteri delle icone orientali: infatti il suo atteggiamento è quello tipico di alcune raffigurazioni di Maria dette "odighitrie" ossia indicanti la Via cioè Gesù.
L'icona fu oggetto di contesa fra i Cappuccini che abitarono nei pressi della Chiesa di Santa Maria al lago, e il popolo di Nemi, quando essi, lasciando Nemi nel 1637, per il nuovo convento per loro costruito dai Cesarini a Genzano, tentarono di portare con loro questa immagine. I nemesi insorsero e ottennero dal Cardinale Antonio Barberini la restituzione del dipinto, che venne, in un primo momento posto nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria del Pozzo e poi in questa Chiesa, fatta costruire dai Frangipane nel 1645, che divenne Santa Maria di Versacarro, prima di diventare il santuario del SS.mo Crocifisso. In essa è stata da allora custodita e venerata.

Il titolo di Versacarro emerge dal passato e ha dato adito alle più svariate e poetiche interpretazioni. Di esse due meritano senz'altro attenzione.
Una prima interpretazione risalente alla seconda metà dell'ottocento, vorrebbe che il titolo di Versacarro sia da riferirsi agli antichi culti della Diana Nemorense. Essa si trova in un sonetto dedicato alla Icona:

Perché, o Maria, di Versacarro, appella
Del prisco Nemi il popolo devoto,
La tua Icone pervretusta e bella
Ch' ivi si cole da tempo remoto?
[……]
Scritto era dunque tra i fasti supremi
Che infranto a Diana il carro, e lei sbandita
Di Versacarro il Nome avessi in Nemi !

                                              (Don Giovanni De Santis)

Il culto della madre di Dio avrebbe trionfato su quello di Diana, della quale aveva rovesciato il carro ed occupato il posto: Il titolo di Versacarro appare così legato al rovesciamento dei culti pagani.
A questa spiegazione del nome fa eco un'altra, riconosciuta già molto antica nel 1626, e legata al "Volo di Maria" sul lago: il dipinto posto nella chiesa di S. Nicola, presso le rovine del tempio di Diana Nemorense, avrebbe miracolosamente attraversato il lago su un carro risplendente di sole, per approdare all'altra riva ove poi sorse la Chiesa di Santa Maria.
Se entrambe queste spiegazioni del titolo non ne danno del tutto ragione, unite insieme ci danno il senso che si può trovare nella antica pia tradizione nemese, ormai scomparsa, della chiamata della Madonna: le donne di casa, insieme alle fanciulle più piccole, nella notte della festa di Versacarro si affacciavano alla porta di casa o alla finestra e alla luce di una face, chiamavano per tre volte Maria: "Oe' Marì"  che aveva in quella notte sconfitto, con la sua luce di sole, quella lunare attraversando il lago in precedenza dedicato appunto alla dea della luna: Diana.

La storia attesta che il popolo di Nemi, geloso custode di questa immagine, è ricorso a Lei in molteplici situazioni di difficoltà per chiedere la Sua materna intercessione. E' Lei che "cedendo il posto" nel santuario all'immagine del Figlio crocifisso, ha continuato a condurlo a Lui.
 (C. Mannoni)